“Donne e crescita. Welfare to work: dall’idea all’impresa”

Nonostante le forti difficoltà delle donne ad accedere al mercato del lavoro e nonostante gli effetti della crisi economica, l’Italia ha il primato in Europa per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome. Questa leadership europea viene confermata anche dal peso che l’imprenditoria femminile ha sul totale delle donne occupate: in Italia questa quota è del 16,2%, di gran lunga superiore al 10,2% della media dell’area euro.
Sono solo alcuni dei dati che emergono dal rapporto di Confartigianato Donne Impresa, presentato il 20 e 21 ottobre scorso in occasione della XII Convention Nazionale del Movimento. Un rapporto dal titolo “Il rosa dopo la tempesta”, che scommette sul ruolo delle piccole imprese costituite dalle donne per favorire l’uscita dalla crisi.
Le 367.819 imprenditrici associate a Confartigianato Donne Impresa sono sempre più determinate e molte di loro svolgono mestieri tradizionalmente considerati “maschili”: trasporto merci, taxi, autoriparazione, edilizia, produzione di macchine e prodotti in metallo, falegnameria, ecc…
Intanto bisogna ricordare che l’Italia è il Paese degli otto milioni di partite IVA: un popolo di lavoratori autonomi per spirito d’ iniziativa ma, spesso, anche per mancanza di alternative. Chi vuole lavorare a volte deve inventare da sé il proprio lavoro. E questo vale in particolare per le donne, visto che l’Italia ha anche il primato, questa volta negativo, di donne non occupate nel mercato ufficiale: oltre il 50%. In particolare nel Mezzogiorno il canale del lavoro autonomo è importante per l’accesso al mercato del lavoro da parte delle donne: la quota di lavoro indipendente sul totale dell’occupazione femminile nelle regioni meridionali è del 20,9% e in quelle del Centro il 19,6%, entrambi superiori ai valori registrati nel Nord.
A questo quadro vanno aggiunte ancora alcune considerazioni: l’imprenditoria femminile ha tassi di redditività superiori alla media; quando le donne entrano nel mercato creano nuovi posti di lavoro. Infine, l’aumento dell’occupazione femminile fa crescere in modo significativo la ricchezza nazionale. Se raggiungessimo la media europea il PIL italiano crescerebbe almeno il 7%.
A beneficiarne sarebbe tutta l’economia italiana, nonché il tasso di natalità perché si fanno più figli nelle regioni dove le donne lavorano di più.
Tre imprenditrici su quattro utilizzano un welfare “fai da te” per risolvere il grande problema della conciliazione tra l’impegno lavorativo e la cura della famiglia. Per supplire alle carenze dei servizi pubblici, il 41% delle imprenditrici si rivolge a parenti disponibili ad occuparsi dei figli o dei genitori anziani, il 14% delle titolari d’azienda ricorre a servizi privati, il 36% non utilizza alcun servizio e soltanto il 9% delle imprenditrici si serve di strutture pubbliche. Il 90 % chiede alla politica ed alle Istituzioni di aumentare i servizi alla famiglia.
E’ quanto risulta da un sondaggio su un campione di imprenditrici artigiane condotto da Confartigianato e Istituto ISPO e dal quale emerge anche una via d’uscita “fai da te” per far fronte alle inefficienze dello Stato sociale. Sono i nuovi lavori di “artigianato terziario”, servizi di artigian-welfare rivolti alle famiglie e finalizzati alla conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura della famiglia. Il 30% delle imprenditrici pensa siano in grado di intercettare i bisogni di cura dei cittadini e il 20% sarebbe interessata ad offrire questa tipologia di servizi.
Nel rapporto di Confartigianato viene anche stilata una classifica delle regioni italiane in base alla presenza di aiuti e servizi alle famiglie e di incentivi per le piccole imprese.
Ai primi posti ci sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e le provincie autonome di Bolzano e Trento.
Luoghi dove non solo ci sono servizi di assistenza a bambini, anziani, famiglie, dove i trasporti sembrano funzionare meglio che altrove, dove gli orari sono più flessibili e gli uffici pubblici più disponibili. Ma non a caso, anche luoghi dove le donne (e non solo le imprenditrici) lavorano in percentuale molto superiore alla media nazionale, dove si fanno più figli che nel resto d’Italia, e dove si produce più ricchezza.
Luoghi, insomma, dove l’habitat è particolarmente “amico” delle donne. E automaticamente, è amico anche di tutti gli altri: giovani, bambini e anziani. Una politica oculata dovrebbe fare in modo che questo aiuto alle donne imprenditrici si allarghi anche a luoghi meno “ospitali”, favorendo così la ripresa di tutto il Paese.